giovedì 30 luglio 2015

Chiacchiere da bar – Babadook e Dylan Dog I Colori della Paura “La nuova alba dei morti viventi”



Salve a tutti, benvenuti nell’Internetturbino: il blog piacevole come un’interruzione dell’energia elettrica mentre ci si trova faccia a faccia con uno psicopatico armato di mannaia…

Nuova puntata di Chiacchiere da Bar… prometto che cercherò di essere meno prolisso dell’ultima volta…

Non sono un vecchietto logorroico malato di Alzheimer, è che mi disegnano così…


Causa insormontabili problemi tecnici riassumibili grossomodo con:

Premo il tasto "Pubblica" o "Esci"? Ma sì, facciamo "Esci"!

Il post previsto per ieri, mercoledì, viene pubblicato oggi.


Due gli argomenti del post: Babadook (dook dook!) e Dylan Dog – I Colori della Paura “La nuova alba dei morti viventi”.


Babadook

Avendo riscoperto il piacere del cinema con Terminator Genisys (opera con qualche spunto interessante sufficiente a far correre qualche brividino lungo la schiena dell’appassionato nerd), la scorsa settimana ho deciso di andare a vedere un nuovo film al cinema.
Dopo l’esperienza premorte nella sala senza aria condizionata dell’ultima volta (qui), la mia scelta è caduta, innanzitutto, per una sala cinematografica climatizzata.
Secondariamente, mi sono concentrato sul film da vedere.
Mi ha subito incuriosito Babadook e, fidandomi dei miei spacciatori di film preferiti, mi sono fiondato a vedere le recensioni del Frusciante (qui) e di Victorlaszlo88 (qui). Ammetto di non aver visto integralmente quella del Frusciante, ma solo perché l’audio era davvero troppo basso ed il Demone della Pigrizia mi ha impedito di alzarmi per andare a prendere un paio di cuffie…
Entrambe le recensioni, comunque, erano a dir poco entusiaste e, quindi, la mia scelta è ricaduta su…

 
Da che parte cominciare? Bella domanda… sicuramente dal fatto che Babadook è un film horror abbastanza sui generis… a tal punto che non ho dovuto insistere neanche tanto per farmi accompagnare al cinema dalla mia ragazza (nota estimatrice del genere horror…).
E qui sta il punto: Babadook è, oggettivamente, un bel film che, prima di virare (ma forse solo apparentemente) nel finale verso soluzioni proprie del genere horror, può piacere ad un pubblico abbastanza trasversale.
Tanto per capirci:
È un film di stampo horror psicologico che ben riesce a generare un forte senso di inquietudine (più che vera paura), basandosi quasi unicamente sui fantasmi della mente umana.
È un film ricco di citazioni… ma in maniera intelligente, senza quell’inutile citazionismo fine a sé stesso e spesso sinonimo di mancanza di idee e carattere.
È un film maturo, che inquieta con una storia che prende, con personaggi angoscianti e, soprattutto, senza bisogno di ricorrere a jump scares (che personalmente odio, sarà l’età…).
È un film ben scritto, ben diretto e (sorpresa, sorpresa) ben recitato (porca miseria se è ben recitato!).

 Bambino, mi hai spaventato a morte in questa scena... non lo fare più!

È un film che si presta a diverse interpretazioni.
Ottimi motivi per vederlo, non pensate? Adesso, qualche considerazione sparsa…


Come accennato, Babadook è un film che si presta a diverse interpretazioni. La questione intorno cui tutto ruota è: il Babadook esiste veramente, o è frutto del disagio mentale della protagonista?
… Ma importa veramente, visto che l’angoscia (quella dei personaggi e quella suscitata nello spettatore) è dannatamente “reale”?
Personalmente, mi è piaciuto il fatto che, per buona parte del film, lo spettatore è portato a propendere per la seconda ipotesi, salvo poi far “comparire” in maniera più incisiva il Babadook… anche se devo ammettere che proprio le parti con il Babadook “fisicamente presente”, seppur angoscianti (la “possessione” della protagonista, quelle specie di tenaglie giganti che affiorano dall’oscurità, la ciotola di vermi che si sposta), non mi hanno convinto come il resto del film.
Probabilmente perché cozzano con la mia visione del film secondo cui il Babadook è la follia della protagonista o una sua rappresentazione più o meno astratta, o una allegoria.
È anche vero che il mostro potrebbe essere, che so, un demone che si nutre della follia della madre, alimentandola al tempo stesso… perché no? Interpretazioni diverse, ma che si intrecciano tra loro.
Dico la mia: come mostrato in apertura del film, la protagonista perde il marito mentre, insieme a lui, si dirige all’ospedale per la nascita, ormai imminente, del figlio. Essendo una scrittrice di storie per bambini, è plausibile che sia stata lei a scrivere il libro del Babadook, forse per dare voce alla sua disperazione dopo il lutto, nonché al rapporto problematico con il figlio, quasi per esorcizzarli… un gesto catartico, insomma. Del resto Babadook è l’anagramma di A Bad Book (farina di Victorlaszlo88). 


Una delle scene più inquietanti del film (fo***to libro!)

Soluzione labile e solo all’apparenza definitiva dal momento che il rapporto con il figlio è sempre ambiguo. Amore incondizionato da una parte (ad esempio nella scena in cui la madre, a colloquio con il preside, rifiuta di accettare gli evidentissimi problemi del figlio a scuola… senza dimenticare che è proprio una carezza di quel figlio sciagurato a dare il via alla “redenzione” della madre); disagio che sfocia nell’odio dall’altra (gli insulti terribili rivolti al figlio, il voler somministrargli i farmaci solo per farlo dormire ed avere un attimo di quiete…).
Come ulteriore strumento di difesa, la protagonista, con la scusa di festeggiare insieme alla figlia della vicina, non fa celebra mai il compleanno al figlio l’esatto giorno della sua nascita (nonché giorno della morte del marito). Quando questo escamotage per fuggire dalla realtà dei fatti non è più attuabile ed oscuri demoni affiorano nella mente e nell’animo della protagonista, fa la sua comparsa (improvvisa solo all’apparenza) il malefico libro.
Di qui la discesa nella follia della madre, incarnata nel Babadook. Non vorrei sbagliarmi, ma è sempre la madre che vede ed interagisce direttamente con il mostro. Il bambino dice di averlo visto nella sua stanza (ma tutti, da bambini, abbiamo visto il baubau sotto il letto) e i reali pericoli che corre derivano esclusivamente dalla follia della madre… anche quando viene sbattuto contro il muro da una forza invisibile, niente mi vieta di pensare che, ad aggredirlo, sia la madre… del resto vediamo praticamente tutto il film attraverso i suoi occhi.

L’occhio della madre (scusate non ho resistito)
                                   
Arriviamo alla scena finale. Il Babadook “rinchiuso” in cantina (non a caso è lì che sono conservati gli oggetti appartenuti al marito la cui morte è il fulcro di tutto) e tenuto sotto controllo ma non sconfitto (per il semplice fatto che, prima o poi, si devono sempre fare i conti con i propri demoni). Interessante come la madre, al figlio che chiede di poter vedere il mostro, gli risponda che potrà farlo da grande… forse quando, più maturo, dovrà finalmente fare i conti con la perdita e l’assenza del padre nella sua vita, con il rapporto con sua madre, con il mondo esterno e con i propri demoni.
Da vedere.

Dylan Dog – I Colori della Paura “La nuova alba dei morti viventi”



Sabato


Come al solito, mi reco in edicola e l’edicolante mi accoglie con un “C’è un Dylan Dog nuovo, lo prendi?”.

Non sapendo di una nuova uscita, prendo l’albo, lo sfoglio e, dopo aver riconosciuto alcune tavole, leggo il titolo.

Abbozzo un sorriso, nascondo una discreta erezione, pago ed esco.  

Salgo in macchina e, non curante dei 50 gradi e passa, leggo velocemente la presentazione dell’albo per avere conferma del mio presentimento.

Nuova collana in collaborazione con La Gazzetta dello Sport… Un albo per ogni storia della collana Horror Fest con approfondimenti sugli autori e nuove copertine (non abbastanza per spingermi all’acquisto dei nuovi albi, non sono il genere di fan che compra qualsiasi ripubblicazione delle vecchie storie)…
Primo albo con storia inedita. Mmm, interessante… una sorta di remake a colori del primo albo…

Prima di essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico, metto in moto e me ne vado al mare.


Domenica

Programma della giornata: lettura amarcord de L’alba dei morti viventi prima di pranzo, lettura de La nuova alba dei morti viventi dopo pranzo.

Su Recchioni se ne sentono tante sulla rete: primadonna, figlio di buona donna, arrogante, egocentrico, eccetera, eccetera…

Personalmente, non lo seguo sui social (ogni tanto leggo il suo blog) e tantomeno lo conosco… e non mi interessa. Lo tratto come un meccanico o un medico: la cosa fondamentale è che sia in gamba, se è simpatico o antipatico poco mi frega…

Chiedo scusa a Recchioni, ma la prima cosa che ho pensato tenendo tra le mani l’albo è stata “Figlio di buona donna!”. Un remake del mitico albo numero 1? Scelta coraggiosa che denota enorme sicurezza di sé… e probabile voglia di farla finita gettandosi in pasto ai lettori di Dylan Dog sicuramente poco propensi ad una rivisitazione del mitico primo albo. E con quel titolo poi! Un pelino arrogante… c’era bisogno di una nuova Alba dei morti viventi?
E se, invece, avendo apprezzato il lavoro di Recchioni fin qui, fosse una pietra miliare nella storia dell’Indagatore dell’Incubo?
Faccio un bel respiro, resisto alla tentazione di divorare l’albo e mi godo L’alba dei morti viventi.







Non leggevo il primo numero da un sacco di tempo, che dire: pensavo che fosse invecchiato molto peggio. La storia scorre piacevolmente, le scene clou (il confronto tra Sybil e il marito, il risveglio degli zombi nell’obitorio, lo scontro a Undead tanto per citarne alcune) funzionano ancora perfettamente, tutto fila se non proprio come tanti anni fa (è pur sempre una storia del 1986… io sono nato nel 1982, avrò letto l’albo per la prima volta a 12 / 13 anni), comunque in maniera molto godibile.

È un gran bell’albo, poco da dire. 







Peccato il finale, o meglio la trovata della custodia del clarinetto esplosiva che non mi aveva convinto tanti anni fa e non mi convince, tanto meno, adesso. Posso dire che stride con il personaggio che ho poi imparato a conoscere nel corso di tanti? Sarebbe stato più da Dylan farsi saltare le mani con quella bomba, piuttosto che sconfiggere il cattivo di turno!

Ripongo con cura sul divano la “Vecchia” Alba e prendo la “Nuova”.

Molto, molto bella la copertina… anche se un po’ astratta rispetto ai contenuti della storia: una ragazza bionda, con un morso sul braccio, abbracciata a Dylan all’interno di un’architettura che ricorda quella di una chiesa antica…

Leggo la prima pagina e… Cosa? La storia è raccontata dal punto di vista della custodia del clarinetto?

Davvero?
Do a Recchioni del genio… o meglio del fo***to genio: è stato veramente in grado di prendere l’unica “debolezza” del primo numero ed usarla come elemento di rinnovamento… ?







Bene anche l’acquisto della custodia a Safarà… mossa logica dal momento che, se non vado errato, galeone e diario (o penna e calamaio), provengono proprio dal negozio di Hamlin…

Sfortunatamente, presenza della custodia come narratore è piuttosto limitata per i miei gusti. Essa, infatti, “interviene”, escluse le tavole finali, giusto all’inizio e per giustificare gli inevitabili salti nella trama (dal momento che l’albo ha solo 36 pagine)… ed è un peccato perché si tratta delle tavole più interessanti (vedi l’inizio e la fine) e più divertenti (vogliamo parlare dell’opinione della custodia sulla deduzione di Dylan riguardo l’origine del nome Xabaras?). Per il resto la storia scorre bene, tra dialoghi e scene ripresi fedelmente dal primo albo, altri riadattati per esigenze di spazio e altri ancora ammodernati secondo il nuovo corso della testata. Menzione d’onore per i disegni ed i colori.

Sarebbe forse stato folle, ma mi sarebbe piaciuto da matti, avere una storia impostata interamente come un monologo della custodia che raccontasse risvolti nascosti della storia con, sullo sfondo, i noti eventi dell’Alba dei morti viventi.

Proprio quando, avvicinandomi al ben noto finale della storia, inizio a pensare che la forza innovatrice delle prime tavole si sia ormai esaurita, arriva l’ultimo colpo di scena.

Inaspettatamente, la suggestiva scena dell’incubo con Sybil che, contagiata, morde Dylan viene soppressa in favore di  un nuovo flashback sulle origini della custodia…
Che la custodia sia stata donata da Xabaras a Hamlin, mi sta anche bene… ma quando si svolge la scena? Dall’abito e dalla pettinatura, parrebbe lo Xabaras “attuale” (cioè a divisione avvenuta tra le due metà del padre di Dylan… i capelli corti sembrano indicare un periodo post scena dell’orfanotrofio ed arrivo al presente di Xabaras come narrato nel numero 242).
E allora la domanda diventa perché?
Perché Xabaras dovrebbe fornire a Dylan questo deux ex machina senza il quale il nostro Indagatore dell’Incubo sarebbe stato infettato dal virus?
Per metterlo alla prova?
Per dare inizio al tutto?
E perché lo stesso Xabaras casca nel bluff di Dylan non credendo che la custodia contenga una bomba?  E perché non è in grado di disinnescarla se è stata lui a costruirla?







Troppi punti interrogativi (da svelare in futuro?), in un finale troppo lacunoso. Non penso che questa scena finale verrà mai approfondita… altrimenti perché proporla in una collana “accessoria” che non prevede nuove storie inedite?

Insomma, remake promosso?

Sì…

… ma, ricordando che si trattava di un’impresa da far tremare i polsi, è una promozione che sa di sufficienza con una parte centrale non all’altezza, che prova a risollevarsi nel finale (lacunoso), che  finisce purtroppo per pagare l’intuizione iniziale (geniale) e le buone premesse delle prime tavole. Discorso diverso, invece, se si considera l’opera come un sentito omaggio a Sclavi ed al primo numero ormai prossimo a compiere i 30 anni, o ad un accattivante remake dell’originale per attrarre qualche nuovo lettore incidentalmente incappato nella lettura della storia…





È tutto per oggi, alla prossima!

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